JEZABEL

 

 
 
 
Quando entra nell'aula di tribunale in cui verrà giudicata per l'omicidio del suo giovanissimo amante, Gladys Eysenach viene accolta dai mormorii di un pubblico sovreccitato, impaziente di conoscere ogni sordido dettaglio di quella che promette di essere l'affaire più succulenta di quante il bel mondo parigino abbia visto da anni. Nel suo pallore spettrale, Gladys evoca davvero l'ombra di Jezabel, l'ombra che nell'Athalie di Racine compare in sogno alla figlia. La condanna sarà lieve poiché la difesa invoca il movente passionale. Ma qual è la verità - quella verità che Gladys ha cercato in ogni modo di occultare limitandosi a chiedere ai giudici di infliggerle la pena che merita?


 

AUTORE:      Irene Némirovsky

CASA EDITRICE:  Adelphi

ANNO DI PUBBLICAZIONE:  2010

 PAG:  194

 

RECENSIONE

Con Jezabel l'autrice Irène Némirovsky racconta il dramma esistenziale di Gladys Eysenach, una donna appartenente all'alta borghesia francese, ossessionata dalla propria bellezza e terrorizzata dall'idea di invecchiare, fino a commettere azioni atroci pur di nascondere la sua vera età. Il titolo dell'opera evoca la tragedia di Racine, Atalia, la cui madre Jezabel somiglia fortemente a Gladys.

 

Siamo nel 1934, a Parigi. Il romanzo si apre con il processo che vede Gladys accusata dell'omicidio del suo giovane amante. All'udienza accorrono tutti, ansiosi di conoscere i dettagli della vicenda per cui la donna viene giudicata.

Gladys è stanca e provata, ammette di aver commesso l'omicidio ma si capisce subito che vuole nascondere qualcosa.

Il processo si chiude, la condanna sarà lieve.

Viene quindi narrata l'esistenza di Gladys, da quando è una giovane e bellissima fanciulla adorata dagli uomini, il cui unico desiderio è di essere amata e ammirata.

 

“Gladys non avrebbe più dimenticato quell'istante, quell'inebriante moto di orgoglio e la pace meravigliosa che le era scesa nel cuore. 

Pensò:

“E' questa, la felicità...”

Non ritrasse la mano; solo le narici sottili fremettero leggermente, e il volto così giovane si trasformò di colpo in un volto di donna, astuto, avido e crudele. Che delizia vedere un uomo ai propri piedi... Che cosa c'era di più bello al mondo di quel nascente potere femminile...? Era proprio questo che stava aspettando, che presagiva da tanti giorni... Il piacere, il ballo, il successo... non erano niente, impallidivano davanti a quella sensazione intensa, a quella sorta di fitta interiore che provava.”

 

Gladys infatti è egocentrica e vanitosa, e ossessionata dalla paura di invecchiare. Il tempo però passa, inesorabile, ma Gladys lo combatte ostinatamente. E lo fa talmente bene che persino il lettore, smarrito, si chiede continuamente quale sia la sua vera età. Tra le altre cose, continua a trattare sua figlia come se fosse una bambina, nonostante sia ormai diventata una giovane donna. Si delinea così il dramma della sua vita, fino a scoprire una verità tragica e inconfessabile.

Gladys non è certamente un personaggio positivo, e tuttavia non sono solo rabbia e odio i sentimenti da lei suscitati: induce anche compassione. La sua necessità di apparire sempre giovane e bella agli occhi degli uomini la spinge ad escogitare trucchi e messinscene a volte grotteschi. E' incapace di vedere se stessa al di fuori degli sguardi di ammirazione degli uomini che le stanno intorno, come se la sua intera esistenza si esaurisse esclusivamente nel desiderio suscitato nel prossimo.

Una tematica che risulta sempre attuale, e che viene magistralmente descritta dall'autrice Irène Némirovsky con una precisione sconcertante, da cui si intuisce una spinta autobiografica.

Il romanzo, pubblicato nel 1936, è scritto con stile semplice, diretto e tuttavia carico della drammaticità della storia narrata, che si sviluppa lungo un arco temporale che va dagli albori del novecento fino al 1934, con una prima guerra mondiale ed un movimentato dopoguerra che fanno da sfondo alle vicende della protagonista.

 

Consigliato    SI

 

A chi            -    ama l'autrice
                     -    ama i romanzi introspettivi
                                                           

Cristina

 

 

 

 

 

 

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